"Non ho più voglia di cercare qualcuno per locali. Tanto conosco già le facce, gli sviluppi", così esordì la nostra ex assistente.
"Per esempio, il venerdì sera è la sera degli uomini sposati, che hanno la serata libera per uscire. Se ne stanno in un angolo con le mani in tasca e cominciano a fissarti".
"Con le mani in tasca?", chiediamo noi.
"Sì per non far vedere la fede!"
"Ma non potrebbero togliersela?"
"No, perchè poi potrebbero perderla, scordarsela..."
"Il sabato sera invece tutti i ragazzi ti abbordano allo stesso modo. Si avvicinano e ti dicono: noooo, non posso credere che non hai il ragazzo! Oppure c'è chi ti guarda e ti dice: wow, che occhi fantastici che hai! Ultima tecnica: si avvicinano e ti sfiorano. La cosa divertente è che se gli rispondi si fermano, altrimenti passano alla ragazza dopo e dicono la stessa cosa."
Cala un silenzio davanti alla tavola imbandita e tutti pensiamo che la situazione, se una volesse rimettersi sul mercato, è davvero sconfortante.
47 indemoniati.
Erano così le nuove stelline. Chi urlava, chi si buttava in terra, chi litigava in continuazione, chi piangeva, chi voleva morire, chi si picchiava, chi scivolava in terra con la rincorsa.
E ogni giorno da tre anni la stessa storia. Il caos, l'anarchia, la litigiosità, la svampitaggine, la violenza, la pazzia.
Che fosse la playstation a flesciarli tutti?
Che bello usare il computer solo per giocare. Essere sganciata da ossessioni online, di amicizie, relazioni, flirt e così via.
Che bella la libertà!
Mi piaci e basta.
Eppure sapevo già tutto. Era il bello o il brutto dell'invecchiare. Con grazia, ma dell'invecchiare comunque.
Era già tutto visto, sentito, assaggiato e appena intraprendevi una nuova strada, sapevi già esattamente dove portava.
Portava a nulla. Nulla di buono, dico. Rapporti che girano a mille, ma che, dato lo status quo degli ordini costituiti, erano inopportuni e pericolosi.
Anche tu.
Aspettative.
Quella sera dovevo consegnare una busta all'amico del cuore.
Andai così a casa sua e gliela misi nella cassetta della posta. Poi gli mandai un sms.
"Ti ho messo una busta nella cassetta della posta. Ciao".
E lui rispose così.
"Bene",
che mi parve una risposta un po' troppo carica di significato per quella busta dimessa.
Il mattino dopo l'amico del cuore mi chiamò.
"Ma dove l'hai messa che non la trovo? Nella mia cassetta di posta? Ma sei sicura? E' mezz'ora che la cerco".
"Ma sì, nella tua cassetta".
"Ma cosa può essere successo, non c'è".
"Ma sei sicuro? Era la busta dell'abbonamento al giornalino della bidella della mia scuola".
"Ah. Allora quella c'era."
Dov'è il desktop rosa.
Urgeva la sua presenza, era necessaria ed indispensabile.
Se ero riuscita a richiamarlo, anzi a crearlo dal nulla, una volta, avrei dovuto riuscirci anche questa.
Brutta storia. No, non per ridere... ma era brutta davvero!
Come dire: se poi neghi, e a negare oggi negare domani, togli carne, cuore, sangue, insomma, come dire. Rimane l'osso. E poi nemmeno quello.
Non per essere sempre negativa, ma la statistica dei tre animali dalle corna lunghe che avevano cercato di sfondare la mia porta, o semplicemente si erano fermati fuori a brucare l'erba, era altamente negativa, un copione già visto... perchè al quarto avrebbe dovuto andar meglio?
L'acqua aveva formato un vortice... però non usciva dallo scarico.
Continuava a girare in quel vortice. Io la guardavo con curiosità.
Certo sarebbe rimasta ancora un po' a vorticare vertiginosamente. Ma poi sarebbe sparita giù giù nello scarico?
Mezzo pieno o mezzo vuoto?
Tutto era sapientemente dosato. Anche il mezzo pieno o il mezzo vuoto.
Ma soprattutto il bicchiere era sapientemente opaco, per cui non sapevate mai se eravate sopra, sotto, dentro o fuori.
Cioè, non l'avrei saputo, se non avessi avuto i sensi di ragno.
Era come scendere a valle, lungo il fiume, nella zona segreta e pacifica, dove nessuno andava mai, se non per sbaglio.
Dove se si stava in silenzio, si ascoltavano gli uccellini, e il riverbero dell'acqua accecava e rendeva tutto bianco, e il gorgoglio era l'unico rumore permesso in quell'angolo di paradiso.
Alcune volte mi pareva che io e te, e dire io e te era già troppo per quel posto, in cui le persone non avevano niente a che fare, a volte, dicevo, mi pareva che io e te stessimo scivolando, garbati e misurati, leggeri come piume, tu che affondavi i denti e io che mi ritiravo, dicevo, stessimo scivolando, silenziosi e quasi invisibili per scelta, in quel luogo caldo e segreto, dove forse avremmo trovato la pace che entrambi cercavamo.
Il tempo stringe.
Proviamo a costringerlo nella missione impossibile di piegare gli eventi a mio favore.
Che fatica però.
Nel mio locale preferito, quella sera, a due passi da casa, era come stare al centro del mondo.
Il dottore si dichiarava un po' insofferente, però sotto sotto amava anche lui, quelle luci soffuse, quella musica sensuale e ipnotica, smooth jazz, anni '80, e soprattutto gli avventori.
Erano tutti belli. Tutti firmati, tutti curati, truccati, ben messi. Jeans, cinture di pelle, Guess ovunque, camicie dalle fantasie en pendent, camicie bianche, giacche di pelle, stivaloni da cavallerizza, sciarpine firmate in bella vista e soprattutto bei sorrisi, bei volti.
Non erano ragazzini. Anzi, la maggior parte era persone della nostra età. Tanto che su uno sgabello zebrato, davanti al bancone laterale in legno scuro, avevo scorto un mio compagno di scuola delle medie, che le note su facebook, davano in Spagna. Era bello anche lui, anche se molto diverso da come lo ricordavo. Capelli neri, pinzetto, giubbotto in pelle e l'aria di essere l'uomo giusto al posto giusto.
Bastava poco per farmi felice. Certi luoghi poi erano la mia essenza.
Porci con le ali
I porci con le ali sono pericolosi, sapete. Hanno ali bianche pennute e suadenti, con le quali svolazzano intorno, beandosi del loro volo alto e giusto e impeccabile.
Ma quando vi hanno avvistato con il naso all’insù intenti a rimirarli, si gettano a capofitto su di voi, esplicitando quanto mai vi sareste aspettati da cotante creature angeliche.
Poi risalgono, eleganti, belli e inarrivabili.
In un perenne e sapiente dosaggio tra l’esserci e il non esserci, tra il desiderarvi e l’esser loro indifferente.
I sensi di ragno annusavano il loro idealismo, vero che fosse, e il loro desiderio vulcanico sotto la pelle, la loro impazienza, la loro energia instancabile sotto forme di cocci di vetro in cui si specchiavano: due per volta, anzi ora che eravate arrivati anche voi, tre per volta.
Eppure nessuno, mai, nessuno mai, prima di loro aveva tentato il vostro granitico equilibrio.
C’era qualcosa in quei porci con le ali che vi solleticava le corde, che vi invitava a cedere terreno come se fosse l’unica cosa indispensabile da fare.
Era l’idealismo che li permeava che i sensi di ragno annusavano come sostanza eterea e buona e pulita. E la bellezza dei corpi.
Cocktail micidiale per la nostra eroina, come ben sapete.
Life is a mystery,
everyone must stand alone.
I hear you call my name
and it feels like
home.
When you call my name,
It's like a little prayer.
I'm down on my knees,
I wanna take you there.
In the midnight hour,
I can feel your power.
Just like a prayer,
you know I'll take you there
I hear your voice,
it's like an angel sighing.
I have no choice,
I hear your voice,
feels like flying.
I close my eyes,
oh God, I think I'm falling,
out of the sky, I close my eyes,
heaven, help me
Giulio e la vespa rossa
(personaggi che hanno veramente segnato la mia infanzia)
Giulio era un omino basso e dalle gambe storte. Era comunista sfegatato e mangiapreti indefesso, per cui ogni qualvolta si trattava di processioni, comunioni o cresime dei nipoti piantava un comizio e rifiutava di aggregarsi al gruppo familiare.
Abitava in un terratetto ad angolo molto vicino alla mia casa.
Giulio era un omino dalla faccia tonda con un carattere stizzosissimo: lasciava il cane ad abbaiare sotto le mie finestre quando ero piccola a nottate intere (si racconta a casa mia) e guai a dirgli qualcosa. Era un cacciatore appassionato e non esitava per questioni di confini o proprietà da rivendicare a tirare fuori il fucile e a fartelo vedere.
Giulio sarebbe stato un personaggio triste e scomodo se non avesse avuto la moglie che lo metteva in riga.
La moglie di Giulio era un donnone molto più alta di lui e dal fisico statuario e fra di loro non credo di aver mai visto un gesto di comprensione o affetto. La moglie lo chiamava urlando "Sei un imbecilleeeee. Vieni qua" e Giulio, stizzosissimo, spostandosi con le gambe storte tornava subito a casa cercando di contrastare quel donnone che lo sovrastava fisicamente e lo umiliava in pubblico moralmente (naturalmente allora le finestre e le porte di casa non si chiudevano e tutti sapevano tutto di tutti).
Giulio non aveva mai preso la patente, ma aveva un vespino rosso che guidava un po' malfermo, soprattutto negli ultimi anni quando il problema per lui era fermarsi, cioè mettere i piedi in terra e siccome quelle gambe non reggevano più, molte volte dovevamo andare a riesumarlo dall'asfalto di qualche incrocio.
Sebbene avesse questo caratterino niente male, a casa sua nessuno lo prendeva sul serio dato che il bastone del comando, i pantaloni e anche qualcos'altro appartenevano alla moglie.
Così quando Giulio finì semi paralizzato su una sedia a rotelle, lo spasso più assoluto era sentire gli urli dei familiari che si rivolgevano a lui.
Non è che non gli volessero bene, anzi. A casa sua c'era sempre un via-vai di nipoti, nuore, cognati, sorelle, figli e fratelli. E' che lo consideravano un imbecille e così fino alla fine.
Così il rispettoso marito della figlia, gli urlava "Siete un imbecille e siete anche bugiardo!!! La minestra non l'avete mangiata ma l'avete data al caneeee!", e giù bestemmie ad oscurare il cielo (notare però che il genero allora dava al suocero del "voi").
La moglie continuava ad urlargli nelle orecchie "Razza di imbecille, lo vedi che ti sei vuotato tutta l'acqua addossoooo" e porca qui e madonna là.
Ma credetemi, le risate più grasse le facevamo quando sul far della sera arrivava il figlio a cambiargli il pannolone.
Il figlio cominciava con una sequela di bestemmie, madonne, cristi, dei e paternoster urlati a squarciagola nel momento in cui apriva il pannolone e ricordo una sera d'estate, le finestre spalancate, in cui il figlio si mise a piangere e ad urlare come se l'avessero sgozzato.
"Ma perchè sei capitato a meee??? Sei un imbecille, sei un cretinooo, ma che ho fatto di male per meritarmi uno come teee!" e giù sagrati a mille.
Quella sera il vicinato si zittì improvvisamente e un'aria di strana sacralità si sparse per tutta l'aere.
Che ci crediate o no, al funerale di Giulio, piansero tutti come vite tagliate, me compresa.
Kate
Curiosa la vicenda di Kate Bush.
Che ha fatto un solo tour live ed è dagli anni '90 che non si fa vedere.
Enjoy! Non svenite però.
Questo post è dedicato a Blek, sperando che lo legga da qualsiasi posto si trovi in questo momento.
Blek nel mio immaginario sensoragnesco era l'inconsistente, l'evanescente.
Assomigliava un po' alle bolle di sapone controluce mentre stanno per rarefarsi.
Blek era un grande poeta, un uomo di grande cultura, ironico e intuitivo al punto giusto.
Blek era uno dei commentatori abituali di alsoit e tiosla.
Per dirla come la direbbe Fercigni, Blek era uno che aveva preso la vita come un prestito ad usura.
Blek diceva che solo la sera, quando si collegava al computer, trovava un po' di sollievo alle sue angosce quotidiane.
Eppure Blek era un medico, medico generico, come diceva lui. Ateo, agnostico, dissacratore, ma sempre in modo inconsistente ed evanescente.
Blek ha visitato alsoit l'ultima volta a giugno (dall'Olanda) e poi più nulla.
Insomma Blek, non fare il bischero, vedi un po' di tornare.
Eppure ero mamma e moglie.
Ma ogni tanto essere ancora figlia era meraviglioso.
Anzi, a dirla tutta, non avevo mai smesso di essere figlia. Perchè i miei genitori erano onnipresenti.
Non sapevo dirvi però se fosse un bene o un male.
Il problema era il sapore. Pulito, chiaro. Ma non erano tutte rose & fiori.
C'erano giorni in cui babbo alsoit, invece, tornava l'eroe che avevo conosciuto: simpatico, affettuoso, premuroso e giusto e intelligente.
Post difficile
Sulla senilità, la malattia, il diverso... insomma, si sono scritti fior fiori di trattati.
Per farvela breve, vedere invecchiare un eroe, quale può essere stato il vostro babbo, l'è maiala davvero (come direbbero a Prato).
Il mi' babbo poi invecchiava rapidamente con una marcata ossessione: le donne.
Era sempre stato un uomo da famiglia, mai uscito da solo, mai scappatelle o roba simile. Lavorava in un posto a rischio come l'ospedale locale, e aveva le sue amiche. Quando ero piccola ogni tanto la mia mamma, diceva "le amiche del tu' babbo".
Però a parte fare un po' il fante di cuori, un po' dire non dire, penso non fosse mai andato. Anche perchè lavorava mezza giornata e il resto del giorno lo trascorreva in casa con noi.
Da quando era andato in pensione, la situazione era gradatamente peggiorata.
"Non vedi che il mi' babbo è fissato con le donne?", dicevo al dottore.
"Ma no, sei te che esageri. E' un tipo espansivo, che attacca bottone con tutti".
Però attaccava bottone con tutte le donne. Passava le mattinate in casa delle vicine, tutte ragazze della mia età, e diceva ai parenti che lui "aveva delle sposine che lo cercavano".
Si era messo a scambiare messaggi con una quarantacinquenne grassona, che poi doveva aver capito l'antifona perchè aveva smesso di rispondergli (io controllavo il cellulare di nascosto).
Dopodichè si era fissato con la moglie di suo cugino di Milano e la chiamava al telefono mille volte, la riempiva di complimenti, che poi anche lei si era stufata e non si era fatta più sentire.
Adesso era arrivata come inquilina una rumena ventitreenne e l'accompagnava in macchina di qua e di là.
Il massimo lo raggiunse quel pomeriggio.
Eravamo seduti accanto al focolare, silenzio di tomba.
Ad un certo punto disse: "Volevo chiederti una cosa".
E io: "Sì?"
"Ma quella bionda che è sempre a far colazione al bar, la conosci?".
(sottofondo Big Love - Fleetwood Mac)
Era un ambiente dal sapore acido, un po' dolceamaro, ma limpido come un cielo di settembre. Con nuvole che passavano rapide o lente, con un vento fresco che vi rendeva elettrici e mai vi faceva sentire a casa.
Ma... le grandi cose cominciano così. Un po' fresche un po' calde. Un po' facili e talvolta impossibili.
In questa alternanza tra dire e non dire, tra facile e difficile, di una cosa ero sicura.
Ricordate com'era iniziata l'avventura di alsoit?
Con feroci discussioni tra la natura ascetica e la natura monogama e il mondo che si stava rivoluzionando nel giro di pochi giorni - ore? -.
Ecco, ripartivo di lì.
E va bene.
Sputiamo il rospo.
Mi si era aperta una voragine sotto i piedi. Improvvisamente quello che era stato il latente pensiero fisso delle mie azioni e il potente propulsore del desktop rosa e della nuova vita, era venuto a mancare.
Such is life, direte voi. Eh sì, infatti, nulla è per sempre. E nessuno meglio di me lo sapeva.
Ma non adesso, non così presto. Perchè le ferite che il desktop rosa cercava di sanare erano appena appena passate, e perchè la nuova vita si era instaurata da così poco...
Adesso che si faceva? Tutto il mio parlare, il presunto saltare di palo in frasca era un saltare con l'elastico. Perchè sarei tornata, era chiaro, non avevo altro posto dove andare e lì stavo bene.
La fiaba stonata non stava in piedi nemmeno per un millisecondo. E niente altro avrebbe potuto essere così come quella fiaba, adesso me ne rendevo conto.
E' proprio amore (o forse ormoni)
Il dottore poltriva nel letto. Io ero già vestita e mi spazzolavo i capelli davanti allo specchio di camera.
"Come sei bella stamani..."
mmm, ci siamo
"Perchè?"
"Stai proprio bene, sei una ragazzina con quei pantaloni... mmm, che bei pantaloni"
pantaloni larghi neri con i lacci stile Danza
"Mah!"
"E poi quella maglietta nera... sei bella bella bella"
E poi si chiude il sipario perchè, se non lo sapete ve lo dico io, il dottore mi invecchiava così.
A me sembrava di star bene e di aver vinto tutti i fantasmi del passato.
A me pareva di vivere una stagione splendida in cui avevo superato voragini e fossati con un battito di ali.
No, grave errore, gravissimo.
La mia nuova vita aveva un equilibrio fragilissimo che a me pareva forte.
L'equilibrio era forte finchè si reggeva sui quattro pilastri della nuova vita.
Quando all'improvviso uno dei pilastri era saltato, scherzo crudele della leggerezza altrui, avevo vacillato come non succedeva da tanto tempo.
Dovevo ricordarmelo. Dei quattro pilastri che sorreggevano la nuova vita.
La colazione
La colazione al mio locale preferito la mattina, con alsoittina e il dottore, era uno di quei momenti giusti, intimi, sociali, che facevano iniziare bene la mattinata.
La colazione per una maestra che insegna a 500 metri da casa, in un locale noto e affollato, diventava ogni giorno di più, un'impresa titanica.
Impossibile parlottare con i miei familiari, perchè venivo continuamente interrotta, da genitori, ex genitori, conoscenti e altro. Se alsoittina poi faceva uno dei suoi comizi, raccontando tutto quello che succedeva in casa, improvvisamente si voltavano tutti ad ascoltarla.
Che stress!
E ricordatevi - dopo - di mettervi a pancia sotto.
L'amico del cuore se ne stava accanto a me, alto come una pertica, e leggermente curvo, come le persone troppo alte e imponenti, e sembrava volermi dire qualcosa. Per il resto vagò da solo per la pinetina o in compagnia del dottore.
Sì, ma cosa?
Io stavo cominciando a metabolizzare, assaggiandola a piccoli pezzi, la vita sociale: compleanni, genitori, bambini.
La maggior parte delle mamme non socializzava, stava dietro ai loro bambini, senza scambiare una parola con nessuno. Ora io non ero proprio proprio a questo livello.
Avevo sviluppato un odio contro babbo Alsoit che non trovava sfogo.
Della felicità, buon surrogato, l'abitudine il cielo ha donato.
